ioeilmioeros

Diario di sfogo. Diario di un uomo che vuole parlare di se delle sua vita del suo eros perchè certe cose non posso dirle a chi mi conosce.
sabato, 09 giugno 2007

Ci sono serate e notti come questa che non possono finire: c'è troppa voglia di vita, di prendere tutto quello che si può sino a quando la stanchezza, il sonno ti condannano a crollare. E sono quei momenti che non ti aspetti, che arrivano improvvisi che ti fanno capire quanto misteriosa e inebriante  è la vita, quanto possa essere generosa se tu la lasci fluire in te! Sembra a volte che non meritiamo queste cose e invece sono sempre li a portata di mano: forse l'uomo non vuole essere felice per qualche arcano meccanismo contorto che ci portiamo dietro o che ignote forze ci caricano sulle spalle pesi fatti di paure che non vogliamo. L'impulso che ha scatenato la magia di questo giorno penso sia stato il primo breve giro che ho fatto in vespa questo pomeriggio per andare nellla cittadina vicina con l'obiettivo di cercare un libro e vedere la nuova biblioteca: bellissima. Ne ho approffitato così per cercare un libro sul sesso: ne ho trovato uno con foto e spiegazioni molto ben fatto! Ero entusiasta e non vedevo l'ora di mostrarlo alla mia donna, di studiare insieme la teoria e fare poi gli esercizi per far propri i concetti letti come due studenti modello. Raggiunto il primo obiettivo mi avviavo per raggiungere il secondo: andare in libreria per comprare un libro sul tfr. Ahimè non l'avevano ma spinto dal desiderio di conoscenza sul sesso ho comprato un libro di Jacopo Fo "lo zen e l'arte di scopare" sicuro che ridere studiando è la migliore cosa per apprendere! Arrivavo così a casa, soddisfatto del mio tour in città, proprio mentre arrivava la mia ragazza con la cena che mi aveva promesso: ero affamato e non vedevo l'ora di assaggiare i suoi manicaretti. Mi affiancai con la mia vespa alla sua macchina e non resistetti alla tentazione di farle vedere subito i libri che avevo preso: era contentissima della mia idea! Cenammo in veranda con il fresco della sera e accompagnammo il cibo con spontanee risate e con discorsi sul nostro passato. Era proprio bello! Tra il secondo e il dolce mi ha deliziato con una sorpresa: il nuovo libro di Camilleri e del commissario Montalbano. In quel momento penso che non potevo desiderare di più: una ottima cena in ottima compagnia e un libro che attendevo da mesi! Ma come vi ho detto la porta era aperta e non avevo ancora intenzione di chiuderla: così proposi di fare una bella passeggiata per digerire. Sparecchiammo velocemente la tavola e uscimmo. arrivati in piazza sentimmo della musica e seguimmo le note come i topi seguono il pifferaio magico, solo che noi non avremmo trovato la morte ma altri sorrisi. C'era la festa della casa del giovane e in quel momento un gruppo stava per iniziare il suo concerto: musica dal vivo! Che meraviglia per le orecchie ed il cuore! Ma quello che ancora non sapevo (ed ecco che la vita continua giocare!) e che i momenti a seguire sarebbero stati momenti di riflessione: di quanto io sia ancora un anima piccola, che non ha espletato la sua natura, di quello che nell'impegno pratico della vita mi renderebbe felice davvero. Mi rendo conto che sinora ho solo parlato (come ora d'altronde) e protestato con me notando quante cose al mondo non mi vanno ma che ancora non ho fatto niente per dare il mio contributo concreto a migliorare la terra in cui vivo. Contributo da versare in azioni concrete e poi forse quello più importante cioè vivere per quello che sono realmente.Sono felice del lavoro che faccio? Sono felice dell'accidia che c'è in me? sono felice della noia che in certi giorni mi assale? NO. La "colpa" di tutto ciò non solo è stata la musica e i testi delle canzoni con i lori messaggi ma la testimonianza di una ragazza che è andata a vivere in Ecuador per realizzare con il Mato Grosso una casa famiglia per bambini orfani o abbandonati. Lei è felice, ha trovato qualcosa che la rende felice è fa qualcosa di concreto per rendere il mondo migliore. Ma questa testimonianza insieme alla musica non sono stati i soli colpevoli delle mie riflessioni: è stata anche la mia ragazza che rideva alle mie battute, ai miei scherzi, partecipava a un mio momento creativo di idee: sarà forse pazzia (ma sono forse i pazzi quelli più felici, come la donna della testimonianza che ha lasciato i "confort" della civiltà moderna (mah?) per andare in un posto sperduto a 3800 mt nelle Ande?) ma quando sono cosi pieno di vita la mia fantasia parte, crea:  volevo essere li sul palco con un mio spettacolo ad intrattenere il pubblico con una risata e magari portarlo riflettere su di se, come i musicisti e la donna avevano fatto con me. In quel breve istante ho capito che utilizzare il mio tempo in quel modo lo vedevo come una cosa utile per me, per gli altri e soprattutto non mi sembrava di sprecare il tempo concessoci in questa terra. Finito lo spettacolo ci aviammo a casa, lei perchè aveva promosso ai suoi di tornare presto io per prepararmi a leggere in compagnia di un buon vino il libro di Camilleri: ma le cose non andarono cosi! La porta della vita era ancora aperta, ma non sapevo che ormai funzionava in automatico. Appena entrati in casa (entrò anche lei visto che doveva portarsi via le pentole) ci baciammo: senza pensare la spinsi con forza verso il frigo e iniziammo a toccarci, in un attimo i jeans non coprirono più le nostre gambe e ebbi il campo libero per farla inchinare e prenderla da dietro come le piace: venni dentro di lei e il suo piacere che aumentava nel sentire il mio sperma dentro la vagina mi inebriava. Contraccambiai il suo dono regalandole qualcosa di nuovo sulla sua sessualità: io non l'avevo mai visto, non ero consapevole di come si faceva ma sapevo che il clitoride se stuzzicato in un certo modo aumentava di volume. Non pensai, agii d'istinto: fu una scoperta emozionante vederlo crescere e osservarla godere in un modo nuovo, ammirare il suo bacino in un movimento che lei stessa non controllava più, un movimento che seguiva una sua musica atavica, segreta, nascosta nei meandri del cervello primordiale. Una bellissima risata mi disse che aveva raggiunto il suo piacere.  A dire il vero i doni che lei mi ha fatto sono due: il primo l'ho già detto. Il secondo è avermi fatto toccare, comprendere finalmente  quanto sia profonda la sensibilità di una donna: vedevo che malgrado la toccassi nei suoi punti sensibili non veniva, non arrivava la sua gioiosa risata. Mi osservai mentre la masturbavo e mi sono accorto che ero li solo con la mia mano, con le mie dita non con l'anima, la mente, il cuore: il suo venire doveva essere un atto meccanico alle mie sollecitazioni. Non è cosi: lei sentiva dentro di se, in una sua parte profonda che io non c'ero. Mi fermai. Iniziai a baciarla dolcemente, le parlai delle risate della serata e di ciò che ci aveva fatto ridere, le sussurrai dell'ambiguità erotica del testo di una canzone che sentimmo al concerto e facendo questo mi avvicinai a lei non più solo con il corpo ma ero presente con tutto me stesso, le mie mani che la toccavano non erano più solo pezzi del mio corpo, di carne e sangue, ma parte della mia anima del mio cuore che volevano gioire della sua gioia nel sentire il suo appagamento: in poco tempo venne. Fui felice di questo e di quello che appresi. Ci vestimmo e l'accompagnai alla macchina: mentre si allontanava volsi lo sguardo al cielo: era una notte stellata, l'odore della notte (sempre per citare il maestro camilleri) era forte come il profumo di sesso di una donna: un richiamo irresistibile. Non potevo tornare in casa. Mi dissi che dovevo prendere ancora la mia vespa e andare nelle colline vicine a vedere le stelle, in un posto senza luce in mezzo agli alberi al rumore del vento all'odore umido della terra. Si sarebbe stato meraviglioso! Ma ecco improvvisa e bastarda come al solito una folata di vento che arriva lontana da qualche parte profonda del mio essere che voleva chiudere quella porta. Ma stavolta non volevo che quel vento malefico avesse il sopravvento e feci scudo alla mia porta affinche non la chiudesse. Salii sulla vespa e partii verso le colline sino a che non trovai uno spiazzo che mi ispirò: mi sdraia sulla vespa come se fosse una comoda amaca e mi misi ad ammirare le stelle, a sentire il profumo della terra umida,  ad ascoltare gli alberi con la voce delle loro fronde mosse stavolta dal vento giusto, quello misterioso e forte di madre natura.

postato da cielo71 alle ore 05:41 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: racconti, eros, voglia di vita



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